05 mag 2012

Battlefield 3 | Recensione

7 commenti
Da piccolo trovavo soddisfazioni sempre e solo in una tipologia di giochi: le auto. Insomma ogni secondo, ogni scelta che fai, cambia radicalmente quello che ti aspetta il secondo dopo. Non hai modo di rimediare agli errori e non puoi permetterti di sbagliare. Questa immediatezza e incisività delle scelte non la trovavo espressa in nessun gioco e, laddove accennata, mai come sulle mie macchinine. 


Quest'anno però mi sono dovuto ricredere, ho capito finalmente cosa, oltre alle gomme che lasciano strisce nere sull'asfalto in curva, mi piace fare. In primis sono stato annichilito dalla velocità e malattia di COD Mw3. Non avevo mai trovato un gioco così famelico. Un gioco che ruba ore ed ore, perchè la rabbia è una compagna di gioco costante nelle prime ore, e poi la gioia di diventare uno di quelli a cui tanto avevamo urlato (per dirla alla buona). Questo dà ogni giorno, ogni ora, ogni istante. Rabbia e gioia rabbia e gioia.


I giorni si susseguono e il gioco resta sempre uguale a se stesso. Camper nei soliti posti, cecchini nei soliti posti, mappe immobili, scenari fissi, nuove perk insignificanti. Ero quasi sul punto di dire che avevo ragione io, che nessun altro gioco può battere un gioco di auto, che le palpitazioni dell'ultimo giro quando ti ritrovi con due gomme sull'erba derapando, non te le potesse dare nessuno, quando un nuovo meteorite, più grande, più grosso, più veloce stava entrando nel mio panorama.

Quel meteorite ha un nome. Si chiama Battlefield 3.


La prima cosa che si vede è una scena iniziale così realistica da far venire i brividi, una dinamica del personaggio così curata che sembra un altro pianeta rispetto a tutto quanto visto finora. Siamo su un treno con una misera pistolina e ci facciamo largo carrozza dopo carrozza con dei nemici armati fino ai denti.


Quando dopo un po' ti credi pronto per affrontare l'online, sei semplicemente una stupida minuscola formica in confronto alle sterminate mappe in cui ti ritrovi.

Entrando su una mappa ad accoglierti hai i fiori, gli alberi, l'acqua che riflette le nuvole e vieni coinvolto in un mondo bello da guardare e incredibilmente diverso dai soliti. La convizione di essere pronto all'online chiaramente viene smentita in pochi attimi, passano una manciata di sencondi e sembra che l'unico a morire sia tu. L'ira prova a rimpossessarsi di noi. Però poi continui a cambiare mappa e mappa e mappa e il vortice di colori, modalità, veicoli, armi, oggetti prende il sopravvento.

Per capire questo meteorite ci ho messo una settimana, per dominarlo non so quanto ci vorrà. Perchè ogni volta che pensi di aver capito qualcosa, l'attimo dopo ti ritrovi di nuovo davvero spaesato. Non c'è una sola strada per arrivare ad un obbiettivo, ce ne sono infinite. Nelle mappe con i veicoli questo è stato ancora più umiliante per la piccolezza che siamo con il mitra contro un gigante carro.



Sono passate ore e giorni di gioco ma i ruoli stavolta non si sono invertiti. Nonostante dozzine di ore di guida di carri, elicotteri, veicoli di contraera, caccia, jeap, qui non è contemplato il termine dominio; ogni veicolo, ogni arma, ogni classe ha un suo punto debole, non puoi pensare di dominare una mappa semplicemente avendo imparato ad utilizzare un elicottero, un caccia o un carro. Ogni strategia ha una contromossa efficace.

Fare kill a COD è una cosa personale, siamo noi contro tutti, noi e basta. Battlefield incarna l'idea che a vincere la guerra non sei tu, un elicottero o un caccia, ma la tua squadra. E così puoi scegliere di guidare un carro contro i nemici, di stare alla torretta e all'occasione scendere e ripararlo per salvarci le chiappe, di stare a terra e abbattere tutti i veicoli nemici che ti ronzano intorno.



Non c'è una strategia in BF c'è solo l'istinto di sopravvivenza e l'unione. L'ira nel ciclo di rabbia-gioia è sparita, perchè ogni volta che vieni ucciso, distrutto da un caccia o da un soldato di terra, con passione puoi ripartire, magari cambiando strategia, prendendo un nuovo veicolo, perchè la cosa che conta è abbattere quell'ipotetico caccia che sta mettendo a ferro e fuoco tutte le basi e non che un nemico ha appena posto fine alla tua kill-streak non permettendoti di lanciare una MOAB.

Questa è la passione folgorante che mi ha colpito il giorno stesso in cui ho cominciato a giocare. Mi sono lanciato in acqua, ho nuotato per 200 metri e sono spuntato esattamente alle spalle del cecchino che aveva ucciso 20 miei compagni e con amore, perchè l'ho fatto con amore, gli ho piantato un coltello nel petto guardandolo negli occhi. Se questa non è la vera guerra non so cosa lo sia.



La passione per le auto e la bellezza che ritengo abbiano è ancora un'idea fissa dentro di me, ma l'immensità di questo gioco penso che superi la banale difficoltà di un gioco di corse. Perchè per la prima volta mi sono ritrovato a giocare non da solo. E questo non ha nessun paragone di prezzo, di gioco, di nulla. Quando gioco sono con i miei amici e mi diverto perchè è come se davvero aiutando quel personaggio che rappresenta di fronte a me stessi costruendo qualcosa di bello, qualcosa che fino ad adesso non avevo mai trovato in nessun gioco.

7 risposte finora.

  1. rigo ha detto:

    Senti posso usare questo testo cambiando magari qualche parola per un video? fammi sapere :D

  2. Andrea Sgarro ha detto:

    Puoi farlo se nel video dici che il testo l'hai preso da me e se metti il link di questo post nella descrizione XD

    Mi sembra un buon compromesso :P

  3. rigo ha detto:

    complimenti per il discorso mi e' piaciuto moltissimo, e per il video l'ho fatto e mandato a una comunita' di videogiochi adesso se lo accettano gli dico di mettere che le parole sono tue ;)

  4. Andrea Sgarro ha detto:

    Ti rigranzio per i complimenti! Comunque fammi sapere come va a finire la cosa... sono proprio curioso di vedere il video :P

  5. rigo ha detto:

    http://www.youtube.com/watch?v=SGuC11M4Y38 ecco il video

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